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IL PROGETTO
La galleria d’arte moderna “Aganahuei” opera da tempo ad Alba ospitando nei suoi locali nel centro storico numerose mostre dedicate ad artisti di grande interesse operanti nel campo delle arti figurative. Al tempo stesso “Aganahuei” guarda con interesse anche alla ricerca e a forme di design, grafica e arti applicate che, per il particolare valore espresso, siano prossime a contenuti artistici. Piccolo, grande centro di promozione artistica e culturale, la galleria di Pietro De Carolis e Bruno Sacchetto guarda anche ad un discorso di più vasta portata in cui saranno le Langhe ed il territorio albese ad essere al centro di importanti iniziative in ambito culturale ed artistico. Da poche settimane sta prendendo forma il progetto che prevede di fare dono alla “Famija Albeisa” un’opera del pittore albese Bruno Sacchetto, per essere collocata nella parte absidale della chiesa di San Domenico ad Alba. Si tratta di un’iniziativa che intende coinvolgere la galleria, la Famija Albeisa, che da molti anni sta curando il restauro e il recupero della chiesa, i media del Piemonte e numerosi esponenti della cultura e dell’arte attivi ad Alba e nella zona. L’iniziativa di “Aganahuei”, che concretamente sarà realizzata nel corso della settimana santa, si collegherà ad un convegno sui temi della sacralità e della spiritualità che si terrà ad Alba nel mese di aprile 2003. Al convegno prenderanno parte esperti e relatori di chiara fama. Secondo quanto auspicato dal direttivo di Famija Albeisa, questo di “Aganahuei” potrebbe essere un progetto pilota per fare del San Domenico un polo culturale dedicato all’arte sacra e all’”arte singolare”.
L’OPERA
Si tratta di una croce, dipinta da Bruno Sacchetto, destinata ad essere installata nella parte absidale della chiesa di San Domenico. La Croce, montata su un apposito telaio in alluminio, verrebbe sospesa ad un’altezza di quattro metri, senza in alcun modo modificare o intervenire con lo stato attuale delle strutture architettoniche della chiesa. Le dimensioni della Croce, il rapporto tra queste e l’abside della chiesa, l’altezza della sospensione, sono state attentamente verificate per mezzo di simulazioni in computer grafica per valutare in condizioni prossime al vero l’inserimento dell’opera nel “bel San Domenico”. Bruno Sacchetto nel realizzare quest’opera, che misura 350 cm x 335, ha tratto ispirazione dalle croci lignee dipinte da Giotto e dai maestri della pittura che operavano al tempo, siamo alla fine del 1200, in cui la costruzione del San Domenico prendeva avvio. Nelle intenzioni dell’artista la croce, simbolo che appartiene alla cultura e allo spirito di tutta l’umanità, è stata realizzata per interagire e integrasi con la sobrietà e la spazialità della chiesa di San Domenico. Allo stesso modo il dono e la posizione della croce darebbero un nuovo contributo all’importante opera di recupero che, in questi anni e grazie al lavoro svolto da Famija Albeisa, ha visto San Domenico diventare più accogliente e costituire uno spazio di straordinario interesse sia autoreferenziale sia come sede di importanti manifestazioni culturali. La croce troverebbe la sua collocazione accanto agli affreschi recentemente ricollocati nella sede originale, al grande Crocifisso ligneo e alle altre opere d’arte che stanno ritrovando l’antica posizione. Il dono della croce realizzata va dunque in questa stessa direzione. Di contribuire cioè a dare nuova linfa, nuova vita alla chiesa per mezzo di un’opera certamente moderna ma che, per la sua stessa natura, potrà trovare uno spazio pienamente in sintonia con i valori estetici, storici e religiosi espressi dal bel San Domenico.
LA CHIESA DI SAN DOMENICO
A pochi passi dalla cattedrale di San Lorenzo, patrono della città, nel cuore del cuore di Alba, la chiesa di San Domenico è, senza dubbio, il monumento più caro agli albesi. Capolavoro del “Gotico primitivo”, San Domenico fu edificata a partire dal 1292, anno in cui i nobili albesi della famiglia De Braida avrebbero versato una consistente somma per essere riammessi ad essere “cives” albesi dopo la loro cacciata dalla città. La somma sarebbe stata versata nelle mani di un frate domenicano (la presenza dei Domenicani ad Alba è documentata a partire dal 1251) di nome Lanzardo che, con essa, avrebbe dato inizio alla costruzione dalla chiesa. Nel 1295 Giotto dipinse la pala in cui compare la Croce che Bruno Sacchetto ha utilizzato come spunto per realizzare l’opera che sarà collocata nella bellissima abside della chiesa. In un certo senso la chiesa e la Croce sono, dunque, coeve. Da circa trent’anni la Famija Albeisa, ottenuta la gestione della chiesa da parte del Capitolo della cattedrale, lavora al restauro della chiesa del cui ingente capitale d’arte non resta purtroppo molto, anche a causa del furore iconoclasta delle truppe napoleoniche che, all’inizio del 1800, invasero il Piemonte lasciando anche ad Alba tracce significative del loro operato. In particolare alcune fonti storiche ricordano che la chiesa venne adibita al ricovero delle truppe ed anche dei loro cavalli. Anno dopo anno la chiesa va recuperando, se non l’antico splendore, la bellezza della struttura e la piacevolezza dell’ambiente, caldo e suggestivo, raccolto eppure ricco e coinvolgente. Recentemente vi sono stati ricollocati bellissimi affreschi della fine del 1400, che erano stati trasportati in Comune per consentire i lavori di restauro del pavimento e della struttura. Poco per volta la chiesa torna ad arricchirsi di importanti testimonianze d’arte e continua ad essere al centro delle attività culturali che hanno sede ad Alba. Si trova a pochi passi dal teatro Sociale “Busca”, da via Maestra, tradizionale luogo dove gli albesi si ritrovano per il passeggio e lo shopping, dal Liceo Covone, dal palazzo del Seminario, dal Palazzo Calissano, dalla chiesa di Santa Caterina. La pianta della chiesa è a tre navate, in forma basilicale, è lunga 50 metri e le navate hanno un’altezza di 17 metri. Le volte sono a crociera e sono sorrette da archi poggianti su colonne cilindriche centrali e su semicolonne addossate ai muri perimetrali. I lavori di restauro vennero iniziati nel 1933 dall’architetto Oreste Dellapiana e ripresi dalla Famija Albeisa alla fine degli anni ’70. Tutti i lavori sono stati condotti in collaborazione con la Soprintendenza ai beni artistici e culturali della Regione Piemonte. La chiesa è sede di attività concertistiche, mostre, manifestazioni a carattere artistico e culturale nel corso di tutto l’anno e meta di numerosi gruppi di turisti e visitatori.