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Sarà inaugurata il prossimo 26 maggio 2007 la mostra “Primavera di Bellezza”, un evento culturale dedicato all’arte industriale curato da Aganahuei, un vero e proprio incubatore di talenti creativi, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Alba. La mostra, che ha per sottotitolo “A noi interessa il tempo che viviamo”, si pone l’obiettivo di raccontare e sintetizzare i vari aspetti del mutamento in atto nel mondo dell’arte contemporanea. Una vera e propria primavera, il nuovo per definizione, che racchiude le premesse di un “fare arte” ben determinato a rompere con gli schemi canonici per farsi strumento di un’interessante contemporaneità espressiva. Come ogni primavera il progetto di Bruno Sacchetto e Pietro Decarolis – titolari di Aganahuei – non ha dubbi nel gettare il cuore oltre l’ostacolo del consueto, dei paletti che circoscrivono linguaggi consueti e confortanti.
“Il nostro lavoro – spiegano – è coerente con l’occhiello del titolo: A noi interessa il tempo che viviamo”. Partiamo da quest’affermazione, che può anche apparire ovvia, e vogliamo applicarla al mondo dell’arte. Le conseguenze sono tutt’altro che banali e interessano tanto il campo dell’arte in quanto tale, sia quello dell’arte applicata. Riteniamo che reiterare all’infinito linguaggi, situazioni, esperienze, ipotesi intellettuali sia un limite per l’arte. L’arte non può essere vissuta senza riflettere sul suo rapporto con la contemporaneità: siamo convinti che i grandi maestri del passato oggi si esprimerebbero utilizzando gli strumenti offerti dalla tecnologia più avanzata e ricca di soluzioni”.
Con buona pace del “fatto a mano”, del “pezzo unico”, delle gallerie intese come luogo di convegno per iniziati o addetti ai lavori. Del concetto stesso di “religione laica” che, spesso, è stato utilizzato per esprimere i contenuti fideistici e rituali dell’arte, delle sue provocazioni e speculazioni.
Nell’arte industriale, un concetto già espresso anche da Pinot Gallizio, il soggetto creativo cede il passo alle macchine industriali viste come strumenti in grado di agevolare ed incrementare il profilo qualitativo e dell’opera. E a cambiare il ruolo dell’artista che torna ad essere “progettista” d’oggetti realizzati “allo stato dell’arte” dalle risorse messe a disposizione dalle tecnologie: quelle operative, informatiche, dei materiali. In un certo senso si ricreano le condizioni delle botteghe d’arte del Quattrocento dove il “maestro” eseguiva i progetti commissionati dai grandi mecenati delegando però parti variamente ampie della realizzazione complessiva.
“Una realtà – commentano Sacchetto e Decarolis – che oggi potrebbe ricrearsi grazie alla sinergia tra imprese e contenuti dell’arte industriale. Da un lato l’artista, sempre e comunque legato ad un percorso di ricerca, dall’altra aziende, spesso alla ricerca di una propria estetica, possono lavorare insieme per rendere più piacevole il luogo del lavoro, arricchendolo di il “bello” può dare agli occhi e al sentimento”.
Alla base dei lavori che saranno presentati in mostra stanno il ricorso alle tecnologie e ai nuovi materiali che l’industria italiana produce con altissimi standard qualitativi. Tutte le fasi operative sono progettate in modo informatico e realizzate per mezzo di macchine che non conoscono compromessi sul piano della qualità. L’artista, in questo senso, prende possesso delle possibilità espressive della tecnologia e la rende complice di un modo nuovo di fare arte. Questo patto tra l’uomo e la macchina ha come scopo quello di creare un’opera perfetta rendendola disponibile a più persone. Nell’ambito della mostra, che sarà visitabile sino al 30 giugno, saranno presentati anche progetti di arte applicata destinati ad esplicitare le interazioni possibili tra arte industriale e design, moda, architettura, grafica, pubblicità, arredo d’interni e soluzioni urbanistiche.