architettura > camouflage
Img 01, 02, 03, 04 - proposta di camouflage del cantiere di ristrutturazione della Cascina Fiorentina a Castiglion Falletto (CN). Non realizzato.
Img 05, 06, 07, 08 - proposta di mimetizzazione di capannone industriale a Cinzano (CN), non realizzato.
Img 09 - proposta di camouflage di capannone industriale.
Img 10, 11 - proposta di camouflage di zona industriale in zona Vaccheria d'Alba.
MIMETISMO
Quella che è stata una necessità dei militari in tempo di guerra, il mimetismo, è diventata per noi un’esigenza in tempo di pace. Bisogna occultare quello che si è costruito sul territorio, di brutto, di molto, di troppo. La qualità della vita, non è fatta di vacanze, quindici giorni l’anno in lontani paesi esotici, ma dei trecentocinquanta giorni che si vivono qui; pertanto bisogna abbellire, migliorare il nostro quotidiano. Fiumi puliti, aria respirabile, rispetto della natura in tutte le sue manifestazioni, rende il nostro vivere più consono alle esigenze di uomini. Dopo lo “Slow Food”, è il momento dello “Slow Live”. Non per questo bisogna rinunciare al progresso, allo sviluppo, all’industria. Lo sviluppo deve essere sostenibile e compatibile con l’ambiente. In passato si è fatto molto, ora bisogna fare bene. Sui mercati interni e mondiali non si è più competitivi in quantità, ma lo si è in qualità.
Come diceva Oscar Wilde si può fare a meno di tutto tranne che del superfluo. Non si compra un prodotto solo perché costa poco, lo si compra, perché è bello, perché stimola il nostro gusto estetico, anche se è più costoso. Lo stesso vale per l’offerta turistica, se siamo in grado di offrire bellezza e qualità ad un prezzo equo il turista arriva, ma noi per primi che qui viviamo né godremo, né saremo beneficiati.
Bisogna porre rimedio e fine alla costruzione dissennata e scriteriata di case, capannoni, ponti e strade. Costruire bene in modo consono al paesaggio costa uguale, come costruire male, è un fatto di cultura, non altro. Chi può affermare che una cosa è bella o brutta? Il gusto è un fatto soggettivo. Spesso sento dire questo. Ahimè si, il gusto è un fatto soggettivo, su questo non ci piove. Ma il soggetto chi è? Ha parametri? Ha cultura? Ha cognizioni di causa? Spesso no! Il gusto personale non è un monolite sempre uguale, se affinato, stimolato, cambia nel tempo, si modifica, quello che piaceva ieri non piace più oggi. Solo uno stupido insicuro, rimane aggrappato ad un’idea per tutta la vita e non si mette in discussione: la paura del cambiamento, del nuovo, lo rende schiavo di se stesso.
Tornando al discorso dei capannoni, poiché servono e non si può fare a meno di costruirli, bisogna ripensarli in meglio. L’industria che li produce deve costruire dei capannoni con colorazioni e forme già mimetiche in sintonia con il paesaggio circostante, in modo da limitare l’impatto ambientale. Sempre l’industria, può produrre e commercializzare dei kit, atti a mimetizzare i capannoni belli e brutti costruiti in passato, che non si possono abbattere. Il grigio del cemento con il quale si costruiscono capannoni, case, muri, ponti si vede a chilometri di distanza, una colorazione mimetica azzererebbe o ridurrebbe di molto il fastidio visivo.
Occorre inoltre che le Amministrazioni locali, regionali e statali supportino con leggi, incentivi economici e sgravi fiscali, le imprese che producono ed i clienti che intendono operare questo cambiamento.
Aganahuei